Questo è il mio diario di viaggio, un tentativo di unire due mie passioni: la fotografia e i viaggi in moto… che tu sia qui perché ci conosciamo di persona, perché condividi le stesse passioni, o anche solo per curiosità, sentiti a casa, e sii il benvenuto!
Cosa dire a conclusione di un viaggio di questo genere… beh, è stata una bella impresa. Bella perché alla fine ne è valsa totalmente la pena: tanti bellissimi posti, straordinarie emozioni, brave persone conosciute magari anche solo di sfioro, e molte strade e foto indimenticabili.
Impresa perché comunque è stata una faticaccia, non tanto e non solo per il totale chilometrico (vedi sotto) quanto per gli interminabili, noiosissimi e faticosi “tapponi” autostradali. Sarebbe stato più interessante, (ma sarebbe servito ovviamente molto più tempo) andare e tornare con tappe da 3-400 km, magari di strade più divertenti e guardandosi in gito… ma per questo bisognerà aspettare di non avere nient’altro da fare. 😅
Ma, come vedete, faticaccia o meno, ci sto già pensando su.
Km TOTALI… rullo di tamburi… 8354!
E per concludere in buonumore, una carrellata dallo “stupidario” di viaggio, le foto più assurde o ridicole di questi quasi 20 giorni. Al prossimo viaggio!
L’estone dev’essere una lingua davvero user-friendly 🤣Ok, tecnicamente è un “vaso”Sì, a Rovaniemi c’è davvero il parco giochi di Angry BirdsIl tipico abitante di Tromsø osserva il panorama dalla sua finestraOcchio che a Stoccolma ci tengono proprioOh… 😳 ehm… ok, e con questo dichiaro tolta la seduta
Ancora una volta (un viaggio fortunato da questo punto di vista) un grosso temporale scarica durante la notte e lascia una mattina serena e limpida.
Non ho un grande chilometraggio da fare (con tutti i tapponi oltre i 700km, ormai 450km sono una scampagnata 😅) per cui mi concedo un giretto in mezzo alle montagne austriache per le ultime foto, prima di ricongiungermi con l’autostrada, e macinarla fino al confine con l’Italia… ma ne ho talmente le scatole piene di autostrada che, appena sono di nuovo in patria, svicolo immediatamente sulla statale e da lì, con molta calma, fino a casa.
E ora devo rimettere in ordine tutta l’attrezzatura; le somme le tiriamo domani.
Km: 416
Sulla via di casa – Mama I’m coming home (ciao zio Ozzy)La classica “cartolina” austriaca
Mi avvio la mattina dal “Grand Hotel”, ancora con la sensazione di essere nel posto sbagliato… ma non c’è tempo per pensarci troppo su, oggi bisogna macinare chilometri.
E quindi giù di autostrada, e non c’è davvero molto da raccontare; da un pieno di benzina all’altro e con qualche pausa relax in mezzo, passano i chilometri le ore e anche i paesi: Polonia, Repubblica Ceca, Austria… l’idea è quella di fermarmi solo dopo essermi tolto dai piedi il trafficatissimo ring di Vienna.
E alla fine, nonostante il traffico, verso sera, riesco finalmente a planare in un simpatico hotel di legno in una vallata austriaca… e non manca molto a casa.
Km: 767
Tempo perfetto per viaggiareDa qualche parte in Boemia
Il traghetto viaggia tutta notte e affronta un nubifragio e delle belle ondate, ma al mattino il meteo migliora di parecchio, e siamo regolarmente in Polonia; il tempo di far colazione, rimettere a posto i bagagli e salutare i miei compagni di cabina, iniziano le procedure di sbarco.
Visto che sono sbarcato a pochi minuti dal centro di Danzica, decido di non affrettare il rientro e dedicare almeno qualche ora a visitare la città… e si rivela davvero un’ottima idea!
La città è magnifica, il centro storico non ha nulla da invidiare alle nostre città d’arte, per certi versi mi ricorda addirittura Praga. Inoltre è animatissima, c’è in pieno svolgimento una festa e tutto il centro è chiuso al traffico e tappezzato di chioschetti che vendono cibo, bevande e artigianato, per cui ovviamente ci sono turisti e locali ovunque, approfittando anche della bella giornata.
E ne approfitto anch’io, tra un due assaggi nei chioschetti, un giro per la città vecchia e un milione di foto. Purtroppo però in poche ore si può appena grattare la superficie di una città così. Toccherà tornare, per ora bisogna prendere la moto e avviarsi verso sud.
Macino qualche centinaio di chilometri tanto per portarmi avanti, mi fermo nel classico posto scelto solo perché costa poco ed è sulla strada, e mi trovo a sorpresa in un hotel di lusso, una specie di scenario per matrimoni hollywoodiani. Mah, miracoli del last-minute…
Km: 253
Scorcio di DanzicaI famosi Gargoyle di DanzicaLa Porta d’OroIl mio hotel cheap lungo la strada…… e la relativa “singola economica” 😱
La giornata di oggi è quella in cui realmente si comincia a tornare indietro, abbandonando del tutto la Scandinavia, tramite il traghetto che porta verso Danzica.
Siccome parte alle 18, anche tenendo conto di tutte le (noiosissime) procedure di imbarco, mi resta ampio tempo per un’altra tappa, e scelgo di passarla all’Arsenalen, museo di storia militare svedese specializzato in carri armati ed altri automezzi.
La visita è più che soddisfacente, e mi lascia il tempo per raggiungere l’imbarco con un giro tranquillo nella campagna svedese e la possibilità di scattare le ultime foto.
Scrivo questo post dal traghetto finché ho collegamento internet.
Km: 183
StuG e Hetzer: una coppia di brutte bestieStridsvagn 103, forse il pezzo più iconico del museoLa mia fedelissima contro un Leopard 2… chi vincerà?Un’ultima veduta della campagna svedese
Oggi la moto riposa, e pedala invece il sottoscritto. Si va a visitare la città, quindi mi armo di biglietto universale per tutti i mezzi pubblici per 24 ore, e parto. Il sistema di trasporti è organizzato bene, quindi nessun intoppo e arrivo subito al museo della Vasa, uno dei motivi del viaggio.
Per chi non conosce l’argomento, si tratta della nave ammiraglia di Gustavo Adolfo (il Leone del Nord) una delle più grandi e meglio armate della sua epoca, miseramente affondata il giorno stesso del varo… ma proprio per questa conservata nel fango del porto di Stoccolma fino agli anni ’60, quando l’hanno ripescata, restaurata, ed esposta, unico veliero del 1600 sopravvissuto, una specie di Pompei del XVII secolo.
La visita supera ogni aspettativa: la nave è ENORME, decorata da cima a fondo, conservata straordinariamente, e il museo (di 7 piani!) che gli hanno letteralmente costruito attorno è allestito meravigliosamente bene, con varie esposizioni a tema sugli armamenti, la vita a bordo, i motivi dell’affondamento, ecc.
Già sarei soddisfatto, ma la zona merita… provo una puntata al museo degli ABBA, ma mi pare una boiata e lascio perdere (ma mangio un boccone al bar “stile anni 70” annesso). Imeteo è bello ma fresco e vagabondare sotto il sole è pure piacevole, quindi giro sui moli, pausa in un “museo dell’alcol svedese” (carino pure) con annessa degustazione di whisky… svedese (buono pure!) e mi sposto nella città vecchia.
Qui tra vicoletti e terrazze panoramiche scatto milioni di foto (quasi tutte inguardabili 😅), trovo un ristorantino che fa una buonissima renna grigliata, e posso tranquillamente tornare in albergo soddisfatto.
Km: 0 (moto tristemente abbandonata nel parcheggio dell’hotel)
La Vasa, giusto per dare un’idea delle dimensioni… si vedono le persone nell’angolino in basso a sinistra?… per non parlare delle decorazioni.Stoccolma vista dai moliUn whisky sul porto, in pieno relaxLa coloratissima città vecchiaStoccolma: veduta panoramica
Secondo giorno di “tirata” verso Stoccolma, ma si parte molto dopo il previsto. Il problema è che su Sollefteå ha cominciato a piovere durante la notte e non ha più smesso. Aspetto sperando che la situazione migliori ma pare inutile, noto però che le app meteo danno una situazione molto migliore appena più a sud. Azzardo quindi comunque una partenza sotto una pioggia leggera, senza tuta… e l’azzardo paga. Pochi chilometri dopo, infatti, siamo già all’asciutto e possiamo puntare dritti verso Stoccolma.
La strada si mantiene estremamente gradevole sulle montagne (a tratti pare di essere in Austria), ma quando spiana, gli ultimi 300km circa sono tutti di autostrada e non passano veramente mai… faccio varie pause, visto che ho comunque tempo e arrivo in hotel, nella periferia di Stoccolma, attorno alle 18.
Ci sarebbe il tempo per una visitina dei dintorni ma preferisco una serata di puro relax: cena in albergo e finisco la serata cazzeggiando nella lounge, dove hanno un’ottima selezione di scotch. 🙂
Km: 511
I panorami delle montagne svedesiCome gli americaniForesta incantata… o veduta dall’autogrill? 😅
La rotta è decisa: giù a perpendicolo verso Stoccolma, con una prima “tirata” più lunga possibile, quindi colazione super abbondante per non doversi fermare per il pranzo, un’occhiata alla moto (la forcella regge) e al meteo (tempo cupo e previsioni non proprio ottime) e si parte.
Il primo centinaio di chilometri è ancora sui fiordi, ma poi si sale verso le montagne, e si valica in Svezia: le scogliere sono sostituite da pendii alberati e il mare da un’infinità di laghi e laghetti. Quando attraverso la linea del circolo polare artico, mi accorgo che siamo sostanzialmente di nuovo nella regione dei laghi, solo questa volta dal lato svedese anziché finlandese.
La strada resta comunque incredibilmente gradevole, zigzagando tra i monti tra un lago e l’altro, è uscito il sole e con 20-24 gradi e zero traffico si sta da dio, i chilometri passano senza sentirli e con loro paesi i cui nomi sembrano presi da un catalogo Ikea (più facile il contrario in effetti 😅)
Purtroppo quando ormai la mia “tappa intermedia” Sollefteå è in vista, le nuvole che si sono rincorse nel cielo tutto il giorno cominciano a diventare davvero nere… appena il tempo di indossare la tuta antipioggia e vien giù il finimondo. La tuta mi consente di restare asciutto ma non vedo minimamente dove sto andando. Mi fermo sotto la tettoia di un distributore, riparto solo quando la pioggia cala un po’ e in qualche modo riesco a raggiungere l’albergo.
Scopro che in paese c’è una specie di sagra, e siccome ormai la tempesta è passata, finisco serata tra i chioschetti. Domani altra tirata verso Stoccolma, ma più breve; il più è fatto. Pochine le foto oggi però. 🫤
Km: 729
L’ultima veduta di un fiordo si perde nella foschiaAncora nella meravigliosa regione dei laghi
Al mattino saluto la compagnia e mi avvio per un giro delle Lofoten, questa volta in tranquillità, non avendo tempi o scadenze fino alla partenza del traghetto per Bodø alle 18.
Purtroppo il tempo non è perfetto come il giorno prima, è coperto e qua e là sale la nebbia dal mare, però non piove, e quindi posso scorrazzare liberamente su e giù per le isole, vedendo come cambiano i panorami con la luce su strade già fatte e facendone di nuove, tra cui anche qualche divertentissimo tratto di “one-track road”.
Nonostante la luce che va e viene scatto un’infinità di foto, visito un paio di villaggi di pescatori e la cattedrale di legno, infine mi fermo a Svolvær (la “capitale” delle Lofoten), mi godo la zona del porto e mi fermo a gustarmi un sushi… sì sì, lo so, ma il punto è che mi sarei anche stufato di cercare di mangiare qualcosa di tipico in una nazione che sembra vivere di soli hamburger e hot-dog, eppoi quantomeno il pesce non potrei trovarlo più fresco in alcun posto del mondo.
Esce pure qualche raggio di sole e mi rilasso sui moli… tanto che mi dimentico che l’imbarco del traghetto è a Moskenes, sull’ultimissima isola, a oltre 120km di stradina serpeggiante da Svolvær! Non resta che saltare in moto e filare, cercando di sparare le ultimissime foto nei pochi minuti di margine… arrivo comunque per tempo all’imbarco, e nel frattempo è uscito il sole, cosicchè all’allontanarsi del traghetto posso ammirare per l’ultima volta le spettacolari montagne, le scogliere e i villaggi dei pescatori.
A Bodø arrivo che ormai sono passate le 22, filo dritto in albergo e a nanna… la rotta da seguire domani la decidiamo… domani.
Km: 208
Manca appena un po’ di luce, peccato!Paese di marinai, chiesa di marinaiIl centro di Svolvær L’ultimo scorcio delle Lofoten
Nei piani di oggi ci sono le isole Lofoten, quindi colazione a base di salmone e aringa per ambientarsi, rapida manutenzione della moto e si va… mi fermo per fare un po’ di foto sul lungomare, ed incontro Domenico, un motociclista italiano, che mi offre un caffè… fatto sul momento, con la moka sul bauletto della moto (!) Chi sono io per rifiutare un caffé italiano (finalmente)? Più importante, Domenico, che ha un occhio per la meccanica migliore del mio, si accorge che ho una perdita di olio dalla sospensione anteriore, e cola sul disco del freno. 🙁
Per fortuna sono appena partito, quindi non è un gran problema invertire la marcia fino a Narvik dove c’è un’officina per le moto. Il verdetto del meccanico non è entusiasmante (rottura dei sigilli della sospensione, di cui non si trova il ricambio almeno fino a Trondheim) ma nemmeno disastroso: la perdita è minima, e tenendola sotto controllo ed evitando di sforzare la forcella anteriore, posso comunque provare ad andare avanti.
E così riparto ma, tra il meccanico, i tempi di risposta delle ricambistiche e il rifare il pezzo di strada che avevo già fatto, in vista delle Lofoten ci arrivo nel pomeriggio inoltrato.
Ma ne vale ugualmente la pena… la strada sulle Lofoten diventa indescrivibilmente bella, l’unico termine di paragone è la Scozia con la sua alternanza di Glen e loch, ma qui il passaggio tra mare e montagna è senza soluzione di continuità con montagne innevate dai versanti quasi verticali che precipitano direttamente in mare, e ad ogni curva è un’emozione scoprire quale straordinario panorama si aprirà dopo averla percorsa, tra baie punteggiate di candide barche, prati in fiore, boschi che arrivano fino all’acqua, scogliere, cascate, piccoli borghi di casette rosse con i moli di legno… è un incanto che vale l’intero viaggio.
Pernotto in una casetta di legno in un villaggio di pescatori, che condivido con due motociclisti di Vicenza, Fabio e Susy, che sono saliti dal lato della Norvegia e sono diretti a Tromsø… ceniamo insieme con quel che c’è, e ci scambiamo consigli sul prosieguo del viaggio, una bella conclusione per un giornata non iniziata sotto i migliori auspici.
Km: 383
L’attrezzatissimo Domenico prepara un caffè per dueRelax in riva al fiordoUna goletta alla rada nelle LofotenUna delle infinite baie e insenature delle LofotenHo già scritto che la Norvegia è il posto più fiorito che abbia mai visto? No? Lo scrivo qui 🙂
La giornata di oggi ruota tutta attorno alla visita alla “capitale dell’artico” Tromsø.
Che non sarebbe lontanissima da dove mi ero fermato la sera prima, ma forse è meglio spendere due parole su quanto siano ingannevoli le distanze in questa zone di fiordi, montagne e insenature. La distanza in linea d’aria sarebbe infatti di soli 78km. Ma siamo dai due lati opposti di un’insenatura enorme, ci sono 2 fiordi in mezzo e Tromsø è su un isola. Quindi per fare quei 78km bisogna guidare per 217km (!) E siccome la strada non è certo dritta, ci vogliono almeno 3 ore e mezza, sosta benzina compresa!
Perlomeno però la strada è bellissima! Da un fiordo all’altro, da un lungomare a una serie di tornanti in mezzo ai boschi (renna! schivata…) in un trionfo di colori e profumi, in una bellissima giornata di sole. Le ore passano presto e arrivo a Tromsø, che è molto più grande di quanto pensavo… e molto più moderna.
Intendiamoci, il posto vale davvero la visita e la parte residenziale è incantevole, con tutte le tipiche casette norvegesi arrampicate sulla collina, però il centro, per quanto grazioso, è anche molto turistico, con i classici McDonald’s e Hard Rock Cafè, gente che mangia cinese per strada con le bacchette e locali in edifici tipici che offrono contaminazioni gastronomiche al limite del criminale tipo “sushi-burrito” e “polar-burger” (qualsiasi cosa siano).
Ma comunque, intanto che il bucato procede, passo le mie ore a scattare foto e a godermi la giornata di sole e l’atmosfera del posto. Quando mi rimetto in marcia è pomeriggio inoltrato; punto verso le isole Lofoten, ancora incerto su come organizzarne la visita. Nel dubbio, dopo vari km di strada ancora bellissima, mi fermo sul golfo di Narvik, dove tutte le strade sono ancora aperte… ho tempo fino a domani per decidere.
Km: 441
I colori della NorvegiaDarsena a TromsøI contrasti di Tromsø: questa foto…… e questa, sono letteralmente prese dallo stesso punto!I colori della Norvegia II
Salutata la gentilissima signora Hilde (unica nota positiva della stamberga, jacuzzi a parte), si parte per gli ultimi chilometri verso Capo Nord.
Due cose sono cambiate e si notano subito: la prima è che la strada si è fatta decisamente più impegnativa e divertente oltre che spettacolare, ora serpeggiando tra il mare e ripide scogliere di ardesia, ora arrampicandosi, a rampe e tornantini, su passi di montagna innevati. La seconda è che fa molto più freddo… dimenticati i 30 gradi della Finlandia, qui cala fino a 6 e la sensazione quando si finisce in mezzo alla nebbia del mare del Nord è pure peggiore; per fortuna l’attrezzatura tiene botta.
Una cosa che non cambia, invece, sono le renne kamikaze. Sono dappertutto, continuano a buttarsi in mezzo alla strada senza alcun istinto di conservazione e con la nebbia è uno spasso.
Ma per fortuna non ne incoccio nessuna, e arrivo finalmente, dopo tanti km, a destinazione! È bello vedersi circondati da persone di paesi diversi tutti con l’espressione esultante da “ce l’ho fatta”… tantissimi con la moto ma tanti addirittura in bicicletta (che coraggio!)
Scatto qualche foto, ma l’unico soggetto che si vede in tutte è la nebbia, mangio un (carissimo) boccone, prendo qualche microscopico souvenir (quel che ci sta nello zeppo bauletto), e inverto la direzione… perché ora tocca il viaggio di ritorno, che potrà anche essere più disteso, ma non molto più corto. 🙂
I primi 100km sono esattamente quelli fatti all’andata, visto che non c’è un’altra strada, poi punto verso Tromsø e mi porto almeno a metà percorso prima di fermarmi, nuovamente in riva a un fiordo. Concludo la serata con una cena a base di renna grigliata, giusta vendetta per tutti gli spaventi.
km: 525
Scogliere di ardesia sul mareLa fila per il selfie con il globo di Capo NordIl… uh… panorama di Capo NordLe tipiche case norvegesi sui fiordi